Il valore dell’ascolto autentico dei bambini

Dare parola a pensieri ed emozioni un processo di crescita.

Offrire ai bambini uno spazio in cui raccontarsi significa riconoscere la loro voce e dare importanza al loro mondo interno.

Spesso tendiamo a pensare che ciò che riguarda “il mondo degli adulti” resti invisibile ai più piccoli, ma i bambini colgono con sorprendente sensibilità i climi emotivi che li circondano. Sono in grado di percepire sfumature, stati d’animo e tensioni, dimostrando una forma di intelligenza emotiva che merita di essere valorizzata.

Il linguaggio non è solo uno strumento comunicativo, ma anche un mezzo di regolazione emotiva e di costruzione dell’identità. Il linguaggio è strumento di mediazione: mettere in parole pensieri ed emozioni consente al bambino di dare significato alla propria esperienza e di sviluppare nuove competenze cognitive ed emotive.

Non bisogna dimenticare che l’ascolto non è mai un atto scontato. Accade frequentemente che, nella vita quotidiana, i bambini cerchino di raccontarci qualcosa e che la nostra attenzione sia solo parziale, come se le loro parole non richiedessero la stessa cura che riserviamo ai discorsi degli adulti. Eppure, l’ascolto autentico ed empatico ha un valore trasformativo: significa legittimare le emozioni del bambino, offrirgli sicurezza e sostegno, e aiutarlo a costruire fiducia nelle proprie capacità di esprimersi. Significa accogliere senza giudizio, trasmettendo al bambino il messaggio che ciò che prova è degno di attenzione. Questo tipo di ascolto non solo rafforza l’autostima, ma favorisce lo sviluppo di un senso di sicurezza interiore

Dare parola ai pensieri e alle emozioni rappresenta per i bambini un processo fondamentale di crescita. Non va dimenticato che, spesso, confidarsi con i genitori può non essere semplice. Possono emergere imbarazzo, vergogna o timore che ostacolano l’apertura. In questi casi, uno spazio neutro e protetto diventa un prezioso contenitore emotivo: un luogo in cui il bambino si sente libero di esprimere ciò che prova, senza paura di giudizi o conseguenze.

Winnicott, a sua volta, parlava di “ambiente sufficientemente buono” per indicare la necessità di contesti in cui il bambino si senta protetto, sostenuto e libero di esprimersi: spazi di ascolto dedicati rispondono proprio a questa funzione.

Le scuole che investono in progetti di ascolto offrono ai bambini molto più di un servizio aggiuntivo: offrono un’esperienza di cura. La parola e l’ascolto diventano strumenti fondamentali non solo per favorire la crescita personale e relazionale, ma anche per prevenire situazioni di disagio. In questo senso, l’ascolto non è semplicemente “sentire ciò che viene detto”, ma creare le condizioni perché il bambino possa riconoscersi, sentirsi accolto e crescere in modo più armonico.

Dott.ssa Asia Radaelli
Psicologa e psicoterapeuta in formazione

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